Che bel suono!

Riprendere in mano il mio violoncello dopo quasi un mese passato a suonare con quello che ho in montagna è una goduria.

Il suono esce bello potente, le corde vibrano senza sforzo e mi godo gli esercizi del Dotzauer che oltre che tecnicamente utili sono musicalmente belli.

Merito della costanza e della disciplina con cui mi sono esercitato? Certamente ma è come andare "a muro" a pallavolo dopo un mese passato ad allenarti con il giubbino con i pesi: salti come un grillo e la rete ti arriva facilmente sotto le ascelle.

Ho quasi l’impressione che anche l’intonazione sia migliorata ma so che non è così: domani riprendo gli esercizi ma con il gusto di un suono bello tondo.

Ne è valsa la pena

Giulio_1245 Io e Marina abbiamo portato a spalle i nostri figli quando erano piccoli su per i sentieri delle Dolomiti di Sesto e mi domandavo a volte se lo facessi per non privarmi del piacere del camminare in montagna pur avendo un figlio o due o perchè avrebbe fatto capire a loro quanto sia bella la montagna.

Oggi il post di Giulio, mi ripaga ampiamente di quelle sudate e provo una felicità serena.

Era proprio il vento

Il tecnico di @works (bravi e tempestivi, non c’è che dire) è venuto nel primo pomeriggio e in pochissimo abbiamo sistemato l’antenna: il vento l’aveva disallineata, complice il fatto che sullo stesso palo ci sono anche le parabole del ricevitore satellitare che hanno fato da "vela".

Così ho imparato ad allinearla da solo, qualora dovesse succedere ancora mi basta orientarla sul campanile della chiesa di San martino che è ben visibile dal tetto, e ho ancorato il palo con una vite passante per evitare nuovi spostamenti per il vento.

Ho solo un dubbio: ora che ho impedito al palo di muoversi (ma la parabola è sempre lì a fare da vela), al prossimo vento forte, la vela mi strapperà l’intero palo come capita alle barche?

A volte cedere è meglio che opporsi alle forze che non puoi contrastare.

Due etti di prosciutto

Passo di corsa a fare la spesa nel tornare dalla montagna e mi fermo al minimarket del Gozzi per le quattro cose che mancano in casa.

Latte, pane, le uova e chiedo al commesso due etti di prosciutto.

Colgo velocemente il peso sulla bilancia 124 grammi, colgo un attimo di esitazione e poi lui impacchetta e chiede: "altro?", "No grazie" e vado a pagare.

Rifletto. Il commesso ha fatto il furbo, ha capito "un etto" (e non due come avevo chiesto) e quando ha visto il peso in eccesso non mi ha chiesto se andava bene lo stesso (gli avrei detto che anzi era meno di quanto ne volessi) e ha "chiuso la trattativa".

Se me lo avesse chiesto avrebbe certamente fatto una figura migliore e avrebbe "venduto di più".

Morale: a fare i furbi no si guadagna

Cacciavite

La serratura del portoncino d’ingresso no funziona più bene e ieri sera con santa pazienza l’ho smontata tutta (è di quelle con i perni lungo tutto il serramento) e a lavoro finito erano le due di notte con una diagnosi infausta: si è rotto un ingranaggio interno alla serratura e devo proprio cambiarla.

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Tempus fugit

In questi due giorni ho fatto davvero un sacco di cose e stasera mi godo il fresco sotto il portico con il mac sulle ginocchia.

Internet è di nuovo disponibile ma non leggo i giornali on line, preferisco leggerli con gli occhi di Alfonso e Antonio e scorrere i miei feed su Bloglines mi rimette in sintonia con le persone che mi stanno a cuore.

Ho diverse mail a cui rispondere e due conferenze a cui sono invitato a cui dare conferma per settembre e ottobre ma quasi quasi rimando il tutto a domani, preferisco utilizzare il blog per appuntarmi le cose che sono accadute in questi ultimi tre giorni che altrimenti svanirebbero dalla memoria.

Tutto corre in fretta ma l’obbligarmi a riflettere per scrivere è un bell’antidoto: il tempo corre comunque ma io faccio in modo che non corra invano.