Sono passati quarant’anni da quel mitico ’67, anticipatore di quanto poi avvenne nelle università europee l’anno successivo.
Mi guardo intorno e mi pare ci sia una grande differenza: ci sono un sacco di giovani che allora non c’erano e tanti "vecchi" che allora avevano tra i sedici e i vent’anni e che ora sono qui a creare una nuova mistura che si riconosce negli stessi ideali di pace.
Allora i "Figli dei fiori" erano soprattutto giovani, oggi è un fenomeno che scavalca le generazioni, un costante invito alla pace, a finire la guerra in Iraq, a stare assieme senza guardare il mondo con gli schemi del denaro.
Un invito dal palco a fare booooo al presidente Bush trasforma il parco in un grande ululato.