La potenza del suono

Ascoltando il suono del violino di Uto Ughi riempire lo spazio immenso del Duomo di Salò pensavo a quanto sia straordinario questo strumento (che pure non è tra i miei preferiti): una cassa armonica alta pochi centimetri, un volume che non credo sia  di molto superiore a un decimetro cubo, eppure il suono esce con forza e sembra un gas che si espande in ogni direzione come se la cassa armonica fosse una bombola in cui era compresso.

Ascolto e penso alla maestria dei liutai Italiani che in quel magico periodo che dura poco meno di cent’anni crearono uno strumento che nei successivi duecento cinquant’anni non ha più conosciuto migliorie: la perfezione raggiunta al "primo colpo".

Ascolto e penso alla straordinaria qualità del legno che "invecchiando" migliora contraddicendo l’assioma che la vecchiaia sia sinonimo di decadimento.

Ascolto e penso che il progettista di quell’ "oggetto" fu una tale Gaspare da Salò e che quindi il violino è nato sulle rive del lago di Garda: ci sarà un nesso fra l’acqua e la magia del suono?

Ascolto e penso alla straordinaria metafora che c’è racchiusa in quello strumento, nato da un "lampo di genio" ma reso perfetto in poco tempo dalla collaborazione tra "progettista", liutai, musicisti, come a dire che è la collaborazione e non la competizione che crea l’eccellenza.

Ascolto il solista e l’orchestra, come l’uno e l’altro si rendano mutualmente indispensabili,

Ascolto il concerto di Mendelssohn e penso che lo compose quando aveva dodici anni: ma come si fa ad avere una mente così "larga" a dodici anni? o è normale ed è il nostro tempo che rincoglionisce i bambini e ne impedisce il dispiegarsi del loro straordinario potenziale?

Ascolto e penso che Mendelssohn morì a 36 anni, normale forse per il tempo, ma che dire di una vita che dura così poco? o la durata non conta? o forse proprio perchè si sapeva durare poco, la si rendeva molto più intensa e prolifica? Anche Mozart non era poi diverso per talento e per vita breve.

Ascolto il pezzo di Wieniawski (Legend, op.71) e sento la malinconia slava, un pessimismo cosmico che non poteva certo venire da un musicista che fosse nato in riva al mediterraneo e penso al mio prossimo viaggio a Varsavia e mi aspetto proprio questa tristezza.

Ascolto e penso al tanto impegno dei musicisti, alle ore di studio e di esercizio ripagate da un applauso che risuona in un luogo magnifico.

One Reply to “La potenza del suono”

  1. Uto Ughi ha due violini, uno Stradivari ed un Guarneri del Gesù. Usa uno o l’altro dei due violini a seconda della musica che deve suonare. Infatti lo Stradivari ha un suono estremamente pulito ed analitico mentre il Guarneri ha un suono più caldo e armonico. Quindi se suona Mozart, bach o Beethoven tende a preferire lo Stradivari, mentre se suona Brahms o Mendelssohn o altra musica “romantica” preferisce il Guarneri. In un documentario che ho visto tempo fa, Uto Ughi faceva vedere e sentire come l’esecuzione del pezzo fosse influenzata dallo strumento. Per esemplificare suonava lo stesso brano con lo Stradivari e poi con il Guarneri. Lui, Uto Ughi, era sempre lo stesso ma suonava in modo diverso perchè le le caratteristiche del violino lo portavano in direzioni diverse, addirittura opposte, per cui poi era lui che doveva decidere se se la sentiva di eseguire quel brano in un modo o nell’altro. Il primo ricordo che ho di Uto Ughi è di un concerto al Conservatorio a Milano (35 anni fa?) quando eseguì con la gloriosa e defunta orchestra della RAI diretta da Juri Aronovich il concerto di Sibelius. Fu un tale successo che dovettero bissare l’intero finale.

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