Questa settimana esce l’ultimo numero di WeekIt, una testata storica nel panorama dell’It e l‘editoriale conclusivo di Marco Gatti merita una lettura.
Pian piano vedremo scomparire i giornali e credo ci sia poco da fare (almeno per come li intendiamo oggi) ed esperimenti come quello illuminato di Luca De Biase dicono quale possa essere una delle tante strade possibili.
Ma non credo che si possa pensare a un mondo in cui la professionalità di gente come Marco Gatti sia facilmente rimpiazzata da noi blogger che raccontiamo il mondo come in telecronaca diretta ma senza il tempo e la voglia di guardare le nostre storie in rapporto a quelle altrui per trarne un senso.
Noi lasciamo che il senso si distilli nelle opinioni di chi legge ma non credo che funzionerà un mondo così, ci vorranno nuovi lettori, nuovi intermediari e nuovi educatori per evitare che il torrente di notizie che sgorgano dai blog vada tutto al mare della rete senza far crescere alberi e frutti.
C
A mio parere (Imho tanto per richiamare l’editoriale) l’errore è stato dare più importanza al contenitore che al contenuto. Quando il costo del contenitore è diventato insostenibile, si è deciso di buttare via … il bambino con l’acqua sporca.
Concordo con te che i contenuti professionali di persone competenti saranno sempre necessari, quello che non sarà più necessario dovrà essere mantenere un costo di struttura elevato per fornirli.
Se a suo tempo l’integrazione con le nuove tecnologie non fosse stata considerata una perdita di tempo invece che un investimento, ora avrebbero “insegnato” ai loro lettori come seguirli al variare delle piattaforme ed ai loro inserzionisti che i loro soldi non venivano “buttati” ma venivano usati per mantenere elevato il bacino di utenza a cui si potevano rivolgere.
Spero almeno che questo sarà di insegnamento ad altri che stanno facendo, anche in campi diversi, la stessa fine.
Che dire… mi spiace. Seguivo WEEK.it e già un paio d’anni fa aveva cambiato nome e formato, forse perchè nell’aria c’era qualcosa.
E’ brutto quando il mercato decide, ma anche quando l’editore per scelte sue uccide una testata: è successo a Clic!, che è stato ucciso in favore di un’altra rivista che non era da paragonare al vero Clic!. Le parole di Francesco di Martile erano più acide però: il suo giornale vendeva.
Ps: ho ancora via i numeri che avevo comprato, leggerli ora mi fa commuovere…
mi spiace; capisco benissimo la situazione e concordo con Roberto Felter(Oltre che con Marco Gatti ovviamente). Molte volte la volontà di chi “finanzia” non è sempre illuminata come quella di chi crea il prodotto e la maggior parte delle volte è anche presuntuosa; quindi prevale il soldo – nel breve – ovvero una disfatta preannunciata nel lungo a discapito di un prodotto che poteva essere assolutamente rinnovato, adattato e/o innovato e di chi l’ha condotto sempre con qualità e oculatezza, fino a quel momento. Vabbè un discorso lunghissimo…che ha anche molto di personale e che non voglio piu affrontare. Un caro saluto a Marco Gatti, insieme a Di Martile, mio primo maestro di “scrittura” giornalistica. La sua qualità professionale troverà sicuramente altri lidi, sempre che ne abbia ancora la voglia..
Sacrosante parole Gigi, nell’era dei blog si sente la mancanza di informazione “digerita” e derivante da una analisi ad ampio spettro.