Questa mattina mi sono messo ad ascoltare il CD delle quattro sinfonie di Schumann che avevo chiesto a Santa Lucia.
Il primo impatto non è esaltante, non saprei ricordare una sequenza o un tema che mi sia rimasto in mente ma mi era accaduto lo stesso con le sinfonie di Schubert che al primo ascolto mi erano parse "neutre" e poi sono diventato un fanatico della nona (La Grande).
Chiederò lumi al cugino e a Elena Bittasi, come in tutti i percosi c’è un sentiero possibile da percorrere e che altri hanno percorso prima di mettersi a girovagare.
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Ti confesso che per diversi anni non ho capito Schumann, nel senso che non mi piaceva proprio, forse a causa di una certa uniformità ritmica che si avverte in molti brani pianistici. Per quanto riguarda le sinfonie, che rappresentano una componente tutto sommato marginale della sua produzione e non era neanche un grande orchestratore, a differenza del coetaneo Mendelssohn, quella che mi ha attirato da subito è stata la IV per la sua forma ciclica e per il fatto di avere tutti i movimenti attaccati. Della IV mi piaceva soprattutto l’inizio lento e il successivo movimento allegro dove, per dirla in termini sportivi, bisogna mettere un po’ il cuore oltre l’ostacolo, ci si deve lasciare coinvolgere dallo slancio in avanti che è così presente in tanta musica di Schumann. Poi ho conosciuto la II sinfonia di cui inizialmente mi piaceva lo scherzo e l’adagio. La II è una sinfonia con la quale Schumann uscì da un momento di grave difficoltà personale e si avverte in questa musica, dall’inizio così tormentato, al finale così preso di slancio, anche se piuttosto uniforme ritmicamente. A seguire poi la prima e la terza. La prima è molto positiva ed esaltata mentre la terza è molto complicata, soprattutto il primo movimento che sembra inizialmente un’accozzaglia di idee messe una in fila una all’altra. Schumann non è lapidario come Beethoven che ti fulmina con due note, basta pensare all’inizio della V o della IX, e non ne ha neanche la logica costruttiva. Del resto Beethoven era figlio del secolo dei lumi mentre Schumann era un romantico, anzi il campione, con Chopin, dei romantici e quindi in lui da un lato era sempre molto presente il tema del recupero del passato (Bach, la severità delle vetrate del duomo di Colonia nel IV mov della III, ecc.) e dall’altro era un uomo dalla sensibilità sovraeccitata, uno che esasperava i sentimenti e l’effusione sentimentale, che cercava di andare oltre il sensibile, un visionario, uno che probabilmente non a caso ad un certo punto perse il senno. Ancora oggi non è che Schumann sia al centro dei miei interessi musicali, ma, probabilmente, invecchiando ed essendo preso qualche volta dalla nostalgia della baldanza giovanile, ho imparato ad apprezzarlo di più, soprattutto lo Schumann più importante, quello pianistico. Se ti posso consigliare qualcosa di molto diverso, se non le conosci, dedicati ad Haydn, diciamo alle ultime 20 sinfonie, dalle “Parigine” in avanti. Intelligenza musicale, genio, fantasia, sorpresa, divertimento musicale allo stato puro di quello che per me è uno dei più grandi geni della storia della musica occidentale. Aiuta molto a snebbiarsi la mente dai pensieri tetri e tristi, a togliersi la malinconia, quando ci prende e se ci prende, ammesso che ci prenda. Quando si è un po’ giù, ci si sente la N. 88 con la sua trottola finale e ci si ritrova felici.
Il bello di Schumann è nel repertorio liederistico. Fra le prove del quarto anno di composizione in conservatorio, c’ è anche quella di armonizzare una melodia tratta da un lied di Schumann o Brahms. Ecco, io ho appena iniziato a provarci, con Schumann (apparentemente più facile) ed un mio insegnante mi aveva avvertito: “Non scoraggiarti se non ti verrà bello come il brano originale: paradossalmente è più facile realizzare un lied di Brahms che di Schumann”…
In effetti ora devo dargli ragione: se Schumann ha un pregio, è quello di essere il compositore romantico per eccellenza. Se ascolti il Dichterliebe o il Frauenliebe, ti ascolti una serie di pezzi d’ una semplicità disarmante, ma d’ una bellezza incredibile.
Guglielmo belle le tue disamine di storia delle musica, ci sono un sacco di cose da imparare e tanti spunti di cose da ascoltare 🙂
Caro Gigi, Schumann è “la” coscienza del Romanticismo, di cui avverte tutte le lacerazioni e le ebbrezze…
Ho, laggiù nella madrepatria mantovana, un cofanetto delle Sinfonie dirette da Gardiner: anch’io sulle prime non mi ero entusiasmata, ma credo soprattutto che questo avvenga perchè il nostro ideale innato di sinfonia è – comunque e sempre – quello beethoveniano. Lo era anche per il nostro Robert, che si è confrontato con questa pesante eredità senza riuscire a forgiare un linguaggio innovativo come invece fa nelle sue opere pianistiche. Schumann ha sempre bisogno di nutrire la sua musica di riferimenti extramusicali, di convogliare nei righi un mondo animatissimo di maschere e suggestioni. Fare questo in una sinfonia, capirai, quant’è difficile! Come dare voce a Florestano o ai fratelli di Davide? E’ nella dimensione del pezzo “fantastico” – aforistico e senza regole – in cui Schumann fa davvero sentire la sua voce. Per non parlare dei Lieder, su cui si è così bene espresso il tuo amico, che sono davvero grande poesia (nel senso proprio del termine).
Ciao!
PS:la nona di Schubert: che meraviglia!!!!
Volevo aggiungere solo una ulteriore segnalazione su Schumann. Personalmente ho una predilezione particolare per il quintetto con pianoforte. Trovo che il momento in cui nel finale gli strumenti riprendono il tema del primo movimento in stile fugato, alla Bach, sia uno dei momenti più grandi della musica di Schumann. In quel momento si crea una fusione veramente esemplare tra la più alta tradizione musicale occidentale (Bach) e lo spirito romantico, pieno di slancio e di immaginazione. Il tutto viene condotto magistralmente da Schumann che lavora il materiale musicale sempre sospingendolo in avanti ed elevandolo continuamente fino alla conclusione assolutamente sopra le righe. Molto belle sono le “Scene dal Faust” con scene che vanno dal gotico (Duomo) all’effusione liederistica più dolce (Giardino) al visionario, nella scena della morte di Faust. Il concerto per violoncello ha dei momenti stupefacenti nel tempo di mezzo dove la voce del violoncello diventa veramente voce umana ed infine confesso una passione particolare per il concerto per violino, opera questa mai pubblicata in vita e neanche dopo morto perchè la moglie Clara riteneva potesse ledere la fama del marito. Fu eseguita la prima volta nel 1937 e venne riesumato soprattutto per merito delle autorità naziste che volevano dare un’alternativa al concerto dell’ebreo Mendelssohn. Ma quanto è più bello e luminoso il concerto di Mendelssohn! Quindi il concerto di Schumann, tetro e tragico, non ebbe molto successo e non ne ha ancora oggi. A me però piace, non perchè sia un gran brano ma perchè, essendo praticamente l’ultima composizione di Schumann prima di sprofondare nella follia, trovo commovente il tentativo disperato di Schumann di aggrapparsi alla forma classica per trovare un ordine nelle proprie idee, lui che era stato il campione della musica “fantastica”. La musica spesso arriva a dei vicoli senza uscita, quasi si ferma, in certi punti non sa come andare avanti. Appunto per questo lo amo quasi come se Schumann fosse un amico da aiutare. Per quanto riguarda Schubert, a parte il fatto che personalmente trovo molto bella e riuscita anche la V sinfonia e almeno l’Incompiuta, consiglierei di conoscere almeno le tre ultime sonate per pianoforte (Andras Schiff o Pollini), i 3 Klavierstucke, gli improvvisi op. 90 e 143 e nello sterminato campo del settore liederistico almeno i Winterreise.
Sono tutti suggerimenti preziosi e il risultato è che Babbo Natale (che forse legge il blog) ha già previsto di portarmi la raccolta completa delle opere pianistiche di Schumann che è appena uscita in edizione economica.
Rileggendo i commenti di Guglielmo sono andato a controllare la mia discografia di Haydn e ho le Francesi (82-87) e le Inglesi (95-104) ma la 88 mi manca… farò un p.s. a Babbo Natale