Domenica scade la mia carta d’identità e sono venuto a Sesto per rinnovarla: sono già passati 5 anni, e stento a crederlo.
Cinque anni pieni di cambiamenti e di esperienze nuove e mi basta sfogliare gli archivi del blog per vedere quanto è accaduto solo negli ultimi due.
Tutto sembra così normale e consueto, gli spazi, la strada, la casa, il silenzio. Eppure sono cambiato e sono contento, la foto non mi assomiglia più e quella nuova è già pronta per altri cinque anni, le montagne che vedrò domattina saranno lì a ricordarmi che viviamo su tempi diversi e il mio cambiare si nota solo di fronte alla loro immutabilità.
E’ dal confronto tra la frenesia di alcuni giorni passati e la calma di questa sera che sento il dinamismo della vita.
Quello che dici sulla immutabilità mi fa venire in mente Mahler che proprio nel primo anno del suo soggiorno estivo a Dobbiaco, un secolo fa, nel 1908, scrisse il “Das Lied von der Erde” il cui ultimo lied, “Abschied” sviluppa il tema del tempo e dell’immutabilità della natura e si conclude con le seguenti parole:
Die liebe Erde allüberall
Blüht auf im Lenz und grünt
Aufs neu!
Allüberall und ewig
Blauen licht die Fernen!
Ewig… ewig…
ovvero:
L’amata terra rifiorisce ovunque
in primavera e verdeggia di nuovo!
Ovunque, in eterno
s’illuminano d’azzurro gli orizzonti!
Per sempre… per sempre…
dove si pongono una di fronte all’altra la fragilità e la transitorietà della natura umana, con l’immutabilità della natura fisica in cui il sole sorgerà e tramonterà eternamente. Sull’ultima parola “Ewig” Mahler praticamente si ferma e la ripete sette volte decrescendo sempre fino a spegnersi completamente, come un’immagine che si allontana, come su uno morisse e gli si chiudessero gli occhi sul paesaggio delle montagne di Dobbiaco e di Sesto, per le quali Mahler amava passeggiare, sapendo che quando non ci sarà più il sole continuerà a sorgere e a tramontare in eterno.
Mannaggia a te che sei a Sesto!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!