C’è un’interessante riflessione proposta da Luca De Biase sul fatto di essere o meno orgogliosi di essere italiani, citando un dato Eurisko che dice che il 79% degli italiani sono orgogliosi di esserlo.
Non mi piace la parola orgoglio perchè in genere sono orgoglioso delle cose di cui sono artefice e responsabile, mentre il fatto di essere nato in Italia mi pare più il frutto di una coincidenza astrale che non una scelta (e lo dice uno che è Italiano perchè l’ospedale è a San Candido, che è di qua dal confine, altrimenti nascevo a Sillian che è in Austria e sarebbe tutta un’altra storia).
Devo dire piuttosto che sono contento, molto contento di essere italiano e più viaggio e più incontro persone di varia origine e più rafforzo la mia convinzione.
Non intendo dire che mi senta "migliore" di chicchessia e anzi apprezzo doti e qualità in altre origini che trovo strabilianti e che mi piacerebbe possedere in modo innato come lo è per loro, riconosco però che ci sono diffuse in noi italiani delle attitudini caratteriali che ci contraddistinguono (e quindi non solo talenti o caratteristiche individuali) e che ci permettono di vivere bene.
Sono caratteristiche di tipo sociale e non razziale quelle a cui mi riferisco e nonostante non vada dimenticato che l’Italia come tale esiste da meno di 150 anni, sono caratteristiche che si trovano diffuse a vario livello ma che non di meno ci contraddistinguono.
Penso alla nostra socievolezza che credo derivi dalla lunga storia delle piccole comunità, all’ospitalità tutta mediterranea che ha dato all’ospite il crisma della sacralità, alla capacità di improvvisare e di arrangiarsi quando si vive perennemente come vele esposte a venti capricciosi, al nostro amore per la vita (la dolce vita intendo) che non dimentica che l’affetto, l’allegria, gli amici, vengono prima del successo.
Penso anche che l’essere esposti a bellezze millenarie che ci circondano dovunque andiamo, non ci lasci indifferenti ma anzi ci intinga l’animo con un amore e una sensibilità indelebili per l’estetica, il gusto e l’arte, penso che la diversità di lingue, di cibi, di tradizioni, di climi in cui siamo immersi, ci rendano facili al cosmopolitismo e alla curiosità per l’altro che hanno dato la spinta ai Cristoforo Cololombo e ai Marco Polo come ai mille e mille blogger che navigano ed esplorano le novità di oggi.
Non sopporto i nazionalismi o il provincialismo leghista, temo i fanatici e i cretini in egual misura perchè esercitano uguale violenza all’intelligenza e al buon senso, credo che i concetti di patria e di confine cambieranno molto profondamente con l’evoluzione dei viaggi e della comunicazione.
Proprio per questi profondi cambiamenti in corso, trovo che ci sia stata fornite da "madre cultura" (non da madre natura) una dotazione di strumenti indispensabili per cogliere grandi opportunità.
Dicevo spesso ai miei amici americani: io posso comperare la tecnologia perchè è un prodotto come un altro, ma voi non potete "comperare" la cultura perchè è qualcosa che si assorbe pian piano e si respira camminando sul marmo rosa di Via Mazzini a Verona.
A quelli che restavano sbalorditi dello "struscio" sotto i portici a Desenzano o in corso Vannucci a Perugia e che mi chiedevano "dove vanno queste persone?" non riuscendo a capire perchè la gente si debba muovere senza avere prima una meta o una destinazione, rispondevo che il social networking è ormai talmente inciso nel nostro carattere, che camminando e incontrando persone non facciamo altro che aggiornare le nostre "tabelle di routing" sulle quali si fonda lo scambio sociale nelle nostre comunità.
E’ vero, ci lamentiamo spesso delle nostre magagne e ce lo ricordavano recentemente gli amici inglesi e americani a State Of The Net a Udine, è vero abbiamo una classe politiva che non ci fa onore e che però siamo noi a votare per cui è una delle nostre tante contraddizioni, è vero che non riusciamo a fare bene cose semplici come raccogliere l’immondizia e facciamo cose eccelse come il violino o il violoncello.
Tra gli hotel di Las Vegas c’è il Venetian, il Cesar’s Palace e persino il Bellagio, non c’è il "Francoforte" o il "Londra" non perchè siano meno potenti, ma perchè sono meno emozionanti, meno cariche di valori simbolici e sovranazionali in cui tutti desiderano riconoscersi e l’italianità non diventa orgoglio ma "mito".
Il mondo che dovremo affrontare non sarà un mondo misurato sui soldi (e questo Luca lo dice bene nel suo "Economia della Felicità"), sarà un mondo che dovrà fare i conti con tante diversità e tante cose da inventare e improvvisare, arti nelle quali siamo avvantaggiati, speriamo sia un mondo senza guerre, perchè quelle non le sappiamo proprio fare da quando è finito l’impero romano.
E’ un mondo che avrà bisogno di nuovi saperi e non tanto di competenze, di talenti e di sognatori più che di robot umani e anzichè cercare di fare ciò che non ci è congeniale, dovremmo essere ciò che ci ha fatto diventare il "mito" che altri vengono a cercare proprio qui.
Per spiegarmi meglio, quando parlo alle imprese o nelle conferenze, uso lo spezzone di film di Alberto Sordi in Un’Americano a Roma, che quando vuol fare l’americano metttendo insieme cose di cui non ha alcuna esperienza, rinnegandosi nell’esaltazione degli stereotipi, ottiene lo storico " ‘mmazza ‘e zozzeria!" e si tuffa nei maccheroni con maestria tutta nostra.
1) Bentornato.
2) Bel post.
3) Qualcuno deve averti fatto uno scherzo al feed rss.