Algeri

Algeri_3Nell’accompagnarci all’aeroporto dopo il pranzo e il pomeriggio di relax, la mamma di Karima ci fa attraversare Algeri con un rapido giro turistico  punteggiato dalle mie domande e dalle risposte che segno sul mio blog-notes.

MI colpiscono i tanti posti di blocco e i pressanti controlli di polizia: il timore di attentati sommato al burocratismo tipico dei governi socialisti mi sembra ne siano la spiegazione ovvia.

BabelScendiamo verso Bab el Oued il quartiere più popolare costruito nel corso di un oued, cioè di un torrente in genere asciutto ma che nell’alluvione di 4 anni fa causò più di 1000 morti

Algeri è una megalopoli di 6 milioni di abitanti su 35 milioni complessivi, Il traffico è caotico (la costruzione della nuova moschea crea ulteriore restrizione e intasamento) e vedo auto di tutti i tipi, molte sgangherate ma anche molti suv e berline di lusso. eMi piacerebbe visitare la famosa kasbah ma non abbiamo tempo e poi sarebbe troppo pericoloso.
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La mamma di Karima mi fa notare i palazzoni in costruzione e dice "Sono fatti dai Cinesi, lavorano giorno e notte, non si vedono mai, e stanno invadendo l’Algeria." E’ un segno concreto di quanto si legge a proposito del peso crescente che la Cina sta avendo sull’Africa sia in termini di investimento che di peso politico, "Anche in ospedale, dice, ci sono sempre più medici cinesi ma non sappiamo se sono veri medici o se sono solo dei praticoni. A vederli lavorare mi veniva da credere alla seconda ipotesi".

Algeri
Il lungomare di Algeri mi ricorda l’Avana e anche il vialone principale sembra rafforzare l’impressione: "Boulevard Che Guevara" dice il cartello.

Passiamo davanti ai grandi palazzi del centro, La Posta, il Parlamento e l’atmosfera è quella tipica delle capitali e delle grandi città che si affacciano sul mare.

Il cielo si annuvola e la luce del tramonto esalta i contorni e i contrasti.
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Mi colpisce un Grand Hotel tutto illluminato che fa pensare all’oriente mitico degli esploratori di fine 800.

Nell’accedere all’aeroporto passiamo diversi controlli di polizia (cofano e baule aperti) e la mamma di Karima dialoga con i funzionari in una lingua mista kabil-francese che mi affascina per la musicalità e per il senso di "esperanto" che ne emerge.

Anche la lingua di Algeri è lo specchio delle sue tante facce.