C’è qualcosa che bolle

La politica fa sempre più fatica a capire la gente e la gente non ne può più.

Non mi  sono piaciute le sparate di Grillo e della Guzzanti ma sono sicuro che molti plaudono come plaudono al qualunquismo di Bossi. Giusto indignarsi, doveroso gridare "non sono d’accordo" ma avrei voglia di vedere qualcuno con uno straccio di idea per guidare non la rabbia ma la voglia di cambiare il mondo.

Comunque qualcosa bolle in pentola, lo sta cogliendo l’arte e non la politica, l’ho percepito al concerto dei Nomadi e l’ho nuovamente sentito vedendo in TV il concerto di Ligabue con il testo della Costituzione che scorre di fronte a migliaia di giovani.

Altro che sex & drug & rock and roll! La Costituzione!

Non possono essere gli artisti e i poeti a guidare le rivoluzioni, sono troppo indifesi e il loro destino è di lasciarci la pelle a Sapri o in Guatemala ma ci vorrebbe davvero il coraggio di guidare una politica nuova.

Gli Zapatero e gli Obama ci provano, forse quello nostrano non è ancora arrivato.

2 Replies to “C’è qualcosa che bolle”

  1. Ieri sera c’eravamo a Piazza Navona e sono d’accordo: le sparate qualunquiste o eccessivamente mirate attarverso la “pruderie” sessuale non vanno bene (anche se qualche fondo di verità non manca e forse è bene saperle certe cose – in TV o sui giornali non si vedono). Ho trovato molto equilibrato il discorso di Di Pietro e, sopratutto quello della Borsellino. Una cosa che mi ha rincuorato è stata la presenza di molti giovani in piazza. Forse riusciranno a cambiare il loro futuro. Speriamo. Inolte, al di là dei numeri di parte o ufficiali, eravamo tanti. Tantissimi.

  2. sono d’accordo con te gigi,pur non essendo un amante della “politica dei politici” (citazione estremamente necessaria A.P.) sono convinto che andando avanti a populismo e qualunqismo (demagogia,per tagliar corto) con le solite quattro facce sui cartelloni per strada coi loro sorrisi sempre uguali sempre e solo a se stessi passeremo sempre per i boccaloni che dall’alba dei tempi non sanno creare un sentimento di unità nazionale,in cui comunque io non credo,ma che volendo accodarci al “gran gregge dell’architetto universale” pare essere l’unica via….forse perchè è più facile e comodo (banalmente) credere e obbedire come la storia ci insegna

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