Leggo, ma più per curiosità che per interesse, gli articoli on-line sul congresso di Rifondazione e non capisco cosa stiano dicendo, mi sembra tutto e il contrario di tutto.
Rifondare, ricominciare, ri…sentimenti, ri…fiutare, riecco la
politica che non esiste più: le liste, le mozioni, un partito che non
capiace cosa succede (non che gli altri lo capiscano) ma che si rituffa
nel passato mascherato da un encomiabile "ripartire dal basso" che vuol
dire nulla.
Alcune di quelle frasi mi riecheggiano come le canzoni che canti da
ragazzo ma guai se non ci si rende conto del cambiamento: Giampiero mio
grande maestro di politica, mi metteva in guardia da quelli che
avrebbero messo i ventilatori sotto le bandiere rosse per continuare a
farle sventolare anche se il vento non c’era più.
Non so dove sarà la prossima ri-voluzione, se lo sapessi avrei già
comperato il biglietto. Dubito che sia la mia generazione a guidarla, ci ha provato più volte e ha fatto passi positivi ma il risultato
netto è ancora ben lontano dal sogno che avevamo. Al massimo possiamo indicare sentieri come le guide di montagna che però non hanno più le gambe per percorrerli.
Per ora riconosco solo cosa non è. E non è quello che sto leggendo di quel congresso che mi ricorda la tristezza e la compassione che provai nel mio unico discorso da amministratore pubblico quando giovanissimo assessore alla cultura feci un discorso per il 4 novembre a Desenzano e cercai di non parlare di guerre o di vittorie e sconsolato guardavo quegli anziani di fronte a me con il fazzoletto degli artiglieri e i gagliardetti e gli stendardi di un’epoca finita.
Non è nella politica dei comici e nella volgarità, non è nei riti, nei sottili distinguo nei "sì, però" e non è di certo nell’arroganza del potere che riduce tutto a interesse.
E’ forse più presente nelle facce che ho visto ieri sera o alla festa del PD, quanto meno per la voglia di provare a cambiare a togliere barriere che da tempo hanno perso qualsiasi senso.
E’ forse più facile coltivarla in piccolo la rivoluzione, tra gli amici, nel quartiere, in paese, guardando alla vita delle persone, incoraggiando chi si affaccia sul mondo del lavoro, chi vuole un sogno ancora possibile.
Io mi dico spesso che ho realizzato molti dei miei sogni e anche in politica ho ricevuto molto di più di quanto mi potessi mai aspettare e vorrei fare come raccomanda Randy Pausch "Aiutare gli altri a realizzare i propri sogni."
Ma dove lo trovo un sognatore? Uno di quelli veri, con gli occhi limpidi di fiducia che il mondo si può cambiare, che avevamo noi a vent’anni, al Sonclino, con le bandiere che sventolavano perchè il vento, quello che ci portavamo dentro, c’era davvero.