Bach e la complessità: il debutto è riuscito

Immagine 5 Oggi ho presentato per la prima volta la mia nuova conferenza dopo tanti aggiustamenti, ripensamenti, riscritture e alla fine il risultato è stato quello che speravo.

Come ha detto uno dei partecipanti alla fine: "In un primo momento mi sembravano riflessioni semplici, quasi banali, ma poi continuavo a percepire 'un certo non so che': sarà stata la musica, il susseguirsi dei ragionamenti, sta di fatto che mi rendo conto che non sono affatto nè semplici nè banali".

Un grazie di cuore ai tanti (Marina, Giulio, Marco, Stefano, Liddy, Enrico, Antonio) che mi hanno aiutato con suggerimenti e paziente ascolto nella gestazione e incoraggiato ad andare avanti superando i molti dubbi.

Un grazie speciale ad Alfonso Fuggetta e ai ricercatori del CEFRIEL che mi hanno fatto sentire, ancora una volta, ben accolto e con la loro attenzione e partecipazione hanno dato un senso a tutto.

E un grazie anche a lui, a Giovanni Sebastiano, che ha creato un capolavoro che da quasi trecento anni continua a stupire.

2 Replies to “Bach e la complessità: il debutto è riuscito”

  1. Ieri ero al Cefriel ad assistere, come ospite esterno, alla sua presentazione.
    L’ho seguita con grande interesse e non mi sono annoiato nemmeno un momento.
    E’ da un po’ che ci sto rimurginando sopra ma non sono ancora arrivato a formulare nella mia testa un giudizio definitivo.
    La metafora di Bach non l’ho subito digerita, molto probabilmente perchè è dura accettare il fatto che non esista una checklist da seguire per gestire la complessità.
    La conclusione, per nulla ovvia, è quindi che per affrontare la complessità servono delle persone preparate ed appassionate.
    Certo che sarà una faticaccia dover spiegare ai clienti di non avere una risposta pronta ai loro problemi ma che se ci affideranno il progetto potremo lavorarci duramente e trovarla. Come si fa un preventivo in questo caso? Accettaranno di comprare uomini invece di giorni-uomo?

  2. Me lo sono chiesto anch’io molte volte: i clienti vorrebbero comperare da noi “sicurezza”, “organizzazione”, “certezza”, come nei film americani quando l’eroe dice “andrà tutto bene”.
    In realtà sappiamo quali sono le difficoltà, sappiamo anche quali sono le nostre potenzialità ed esperienze, come le guide (qquelle brave) che ci portano in montagna che non si nascondo i pericoli e conoscono le proprie forze e sanno che ci guideranno in un’esperienza che sarà comunque affascinante.
    Non credo si tratti di dire ai clienti che non c’è una risposta vera a priori, sarebbe come chiedere la mano della persona che amiamo ma volerle anche dire “non ho certezze, non so se andrà tutto bene”.
    In quel momento dovremo anche noi dire “andrà tutto bene” e sentire che quell’impegno l’abbiamo preso innanzitutto con noi stessi.

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